Anna Magnani vince l'Oscar Onorevole

Durante la movimentata conferenza-stampa che tenne in un albergo di via Veneto giovedì scorso, Anna Magnani, assalita letteralmente da una settantina tra giornalisti e fotografi, disse ad un certo momento a Dawn Addams: «Tutta domani la voglio trascorrere nascosta, a letto. Ho bisogno d’un sonno vero, lungo, che mi consenta di riassaporare con più calma la realtà. Una realtà che, adesso, per la confusione, per l’entusiasmo che mi circondano, per la mia stessa eccitazione mi sembra soltanto un sogno allucinante…».

Come Dio volle, quando riuscì a disimpegnarsi dalla pressione festosa degli ospiti, Anna trovò in via Veneto l’ennesima sorpresa della «travolgente» giornata: sul parabrezza della sua macchina – mentre l’attrice veniva festeggiata in albergo – un metropolitano aveva lasciato il classico foglietto verde d’una contravvenzione.

La Magnani, che talvolta, soprattutto agli eccessi di zelo, reagisce in modo vivace, prese anche quel foglietto come un regalo. «Non c’è che dire: la città di Roma, anche in questo momento, ha voluto esser presente; si è ricordata di me…», disse press’a poco, agitando con aria festosa il foglio di contravvenzione.

Nonostante i propositi e la sua effettiva stanchezza, anche l’indomani Anna Magnani non ebbe il coraggio di sottrarsi alle affettuose insistenze degli amici e dei giornalisti.

Il suo telefono funzionò in continuazione. Ciascuno chiedeva all’attrice una dichiarazione anche breve. E Nannarella non poteva che ripetere sempre gli stessi concetti.

Osservò più volte «Il tema è uno soltanto: mi hanno decretato l’Oscar. Ho detto tutto quel che provavo, di getto, veramente col cuore. Per esser sempre me stessa, per non dire le frasi generiche ed ovvie, non posso che ripetere gli identici concetti. Tutt’al più, per quanto lo consenta il vocabolario, posso cambiare qualche parola…»

Quel che Anna Magnani sentì e disse dopo le cinque e mezzo del mattino di giovedì scorso non fu nulla di artificioso. Alla prima telefonata che le fece un giornalista americano, rispose: «Questa non è un’ora adatta per gli scherzi… Non posso crederci… ». Ma la sua voce aveva una vibrazione strana, tradiva l’emozione.

Quando ebbe la conferma definitiva, Anna Magnani tentò in ogni modo di dominare i propri sentimenti.

A tutti coloro che si presentavano da lei, offriva a caso caffè, champagne, tè, indipendentemente dall’ora.

Anna Magnani Oscar NannarellaApriva telegrammi su telegrammi, dimenticava di leggerne il testo, li passava agli amici o ai giornalisti che vedeva per la prima volta in vita sua, e che avevano invaso la sua casa di palazzo Altieri.

Ripeteva con gli occhi lucidi, quasi non riuscisse a frenare le lacrime di gioia: «Non speravo, non speravo proprio… Ero già paga e soddisfatta dei giudizi della critica americana sulla mia interpretazione nella Rosa tatuata. E’ stato un onore veramente grande per me; ma il gesto compiouto nei miei riguardi, nei riguardi diuna attrice straniera, onora gli americani per la loro lealtà, la loro democrazia…»

Parlava e, di tanto in tanto, rileggeva il telegramma festoso di Tennessee Williams, o le parole sgrammaticate ma schiette di Bette Davis «…Mandiamo tutta la nostra amore e nostri congratulazioni».

Riprendeva, di lì a poco, gli stessi concetti «Ecco: sono felice di non avere deluso… Ho già telefonato a mio figlio. Sono contenta per lui più che per me. Mi ha detto, gridando dalla gioia: “Sei, tanto tanto brava mamma: sono felice di te e per te”». Accennando a Luca, gli occhi dell’attrice diventavano ancor più brillanti. Più che le sue parole, il suo viso, le sue espressioni erano la più chiara prova che giovedì scorso Nannarella trascorse «il più bel giorno» della sua vita, come ebbe a ripetere centinaia di volte. E nulla riuscì a turbare la sua gioia. Nè la singolare assenza dal suo cocktail delle maggiori firme del nostro cinema, nè, tantomeno, il foglietto verde della contravvenzione.

A tarda sera, comunque, rilesse divertita, ancora una volta, il telegramma che le aveva inviato Flora Volpini: «Cara Anna mi congratulo stop Oscar ha ristabilito debite distsanze tra curve et arte…».


Spodestata in Italia dalle maggiorate fisiche («per carità, un film con la Magnani», cominciarono a dire i registi tre o quattro anni fa; «non c’è produttore che la voglia nel cast»), Anna Magnani ha avuto il massimo premio mondiale del cinematografo, il riconoscimento più alto che possa meritare un attore, per un film girato in America con regista americano e Burt Lancaster come partner.

Rose Tattoo Burt LancasterPer capire il suo successo in un paese che non è il nostro, in cui si vedono ogni sera recitare sullo schermo attori e attrici ottimi e celeberrimi, bisognerebbe trovarsi a New York in questi mesi, e soprattutto aver letto quel che dicono di lei i maggiori critici americani.

«Lei non ha ancora visto The rose tattoo?» chiedono ai visitatori, appena saputo che vengono dall’Italia, le signore mondane e i camerieri dei ristoranti; «ed è italiano?» e quasi soffocano dall’indignazione.

Così che prima di andare a vedere il film, si sa già tutto sull’immigrata Serafina Delle Rose, sulla sua indole casta e ardente; e una volta visto The rose tattoo, non si può dimenticare, oltre alle sue stizze, ai suoi pianti, ai suoi schiaffi, le furtive occhiate d’ammirazione e di desiderio di quella vedova spettinata e fedele, che essa interpreta, al suo corteggiatore, così alto, così sano, così robusto, così goffamente innamorato di lei.

Si aggiunge così un nuovo tipo alla galleria di ritratti di donna che Anna Magnani ci ha fornito durante la sua carriera, ed è un’altra protagonista forte, ostinata, e soprattutto vera, come lei è nella vita.

Il segreto di Anna Magnani è sempre stato quello di buttarsi in ogni sua interpretazione con lo stesso impeto con il quale ha sempre vissuto, senza mai risparmiarsi, senza finzioni nè inganni.

Delle sue passioni tutti infatti sono sempre stati al corrente, come delle sue pene, dei suoi errori, della sua maternità piena di dolore, e ancora di altri errori generosi che essa ha sempre pagato di persona.

Anna Magnani piange così bene nei film, per amore e per disperazione, perchè per le stesse ragioni ha singhiozzato spesso nella vita, e grida e magari picchia sode, perchè non si è mai trattenuta dal fare nemmeno questo, ed è l’unica attrice, almeno tra quelle italiane, che non esiga mai un trucco elaborato per cancellare un difetto, un’ombra offensiva o un dislivello antiestetico, che abbia il coraggio di mostrarsi col viso nudo, gonfio, fradicio di lacrime, come hanno le donne di tutti i giorni, quando soffrono in modo profondo. Un viso vero, finalmente.

Ricordiamoci altri volti della Magnani che hanno fatto onore al nostro cinematografo, e che hanno preparato la strada a questa onorificenza, assegnata per la prima volta ad un italiano.

La madre del fucilato in Roma città aperta (e la sua pazza corsa dietro al camion, girata senza prove, così come riuscì la prima volta, quando lei diventò folle d’ira nel veder il gruppo delle donne atterrite, le comparse vestite da tedeschi coi mitra e i loro odiosi berretti in testa), la protagonista nell’Onorevole Angelina che ci diede esatta l’atmosfera entusiasta, confusa e bonacciona dei primi anni del dopoguerra; la donna di Voce umana (1° episodio di Amore) che è sempre i nscena da sola, parla al telefono con l’amato che ha deciso di abbandonarla, piange, l’aspetta, si dà la cipria e telefona ancora; la madre della bambina brutta in Bellissima (e la sua indimenticabile scena d’amore sull’argine dei fiume); la pallida, elegante Périchole nella Carrozza d’oro.

Trentun film in ventidue anni, quattro nastri d’argento, il premio dei critici di New York nel 1946 a Roma città aperta, lo stesso premio nel 1950 al Miracolo (secondo episodio del film Amore), inclusione tra i «classici dello schermo» della Voce umana, nella cineteca del Museo d’arte moderna di New York, premio internazionale della Mostra di Venezia per L’Onorevole Angelina, premio dei critici di New York nel 1955 per la migliore attrice dell’anno (sempre lei in Rose tattoo), assegnazione ancora alla Magnani del «Globo d’oro» per la migliore interpretazione drammatica del 1955, da parte dell’Associazione stampa straniera di Hollywood.

Anna Magnani non si è mai fatta rifare il naso, si è sempre tenuta i suoi denti irregolari; certo la sua scollatura non è impeccabile, i suoi capelli non hanno mai avuto la permanente, non si fanno giochi di parole sulle sue curve, il suo sorriso non sa di miele, i suoi occhi sono sempre pronti alla guerra.

Anticonformista, discontinua, spesso plebea, ma appassionata e sincera, questa attrice ha vinto il premio più importante del mondo.

E non ci stupiremo di ritrovarla ottima attrice anche nella nuova parte di suora di clausura, nel suo prossimo film, italiano questa volta, regia di Camerini.

(dall’Archivio Biblioteca Provinciale di Foggia ‘La Magna Capitana’)

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