Anna Magnani, Totò 1960
MENTRE SI GIRA “RISATE DI GIOIA” ANNA MAGNANI E TOTÒ RIEVOCANO I VECCHI TEMPI
Tornerebbero volentieri alla ribalta insieme – La vicenda comica e patetica del film di Monicelli – Ben Gazzara americano di Roma – Il prossimo viaggio a Hollywood della nostra attrice

In una stanzetta della stazione Ostiense, a Roma, gli interpreti di Risate di Gioia, il nuovo film di Mario Monicelli, s’intrattengono con alcuni giornalisti.

A tratti, la voce di Mario Maffei, l’aiuto di Monicelli, giunge da una scala, sulla quale comparse incappottate e in abito da sera rumoreggiano, soffiando dentro trombette di cartone colorato.

«Questo film si svolge interamente nella notte di Capodanno – ci dice Anna Magnani. – Nonostante l’estate incipiente, dobiamo cercare un’atmosfera post-natalizia».

Il soggetto, elaborato da Suso Cecchi D’Amico, è tratto da due racconti di Alberto Moravia: Ladro in Chiesa e Le risate di Gioia.

Gioia è il perno della vicenda. «E’ un personaggio molto umano, che segue l’itinerario comico, patetico, e a sprazzi doloroso, di una commedia la quale tende al grottesco», dice la Magnani.

Generica cinematografica, attrice fallita, velleitaria resistente, donna che non cesserà mai di sperare nel colpo di fortuna. Gioia è invitata a una festa di fine anno, per impedire che a tavola siedano tredici commensali. Nonostante le precauzioni messe in atto dall’ospite, gli invitati risulteranno ugualmente in numero tale da suscitare gli scongiuri dei superstiziosi, e Gioia verrà sacrificata.

Strana compagnia

Deambulando per le vie della città, e accanendosi alla ricerca del divertimento, con l’ingenuità propria delle anime semplici, Gioia s’illude che il destino le abbia regalato, in occasione di Santo Stefano, Lello (Ben Gazzara), un corteggiatore, il quale è poi un ladro, anch’egli sfortunato e maldestro. Lello è accompagnato da Umberto (Totò), un vecchio attore di varietà, che si guadagna il pane facendo da “palo” all’amico borseggiatore.

I due sono diretti a un veglione, che ha luogo in una ambasciata. Gioia si aggrega alla compagnia. Ignara di quel che bolle in pentola, ella vie, in un ambiente festoso ed elegante, un sogno sorprendente e involntariamente rovina il lavoro dei suoi occasionali compagni.

La serata, tuttavia, terminerà amaramente, poichè Gioia, arrestata, finisce in prigione; il seducente Lello si eclissa, e ad aspettare la sfortunata generica, all’uscita delle Mantellate, si troverà soltanto il povero Umberto.

«La comicità, come in ogni film di Monicelli – afferma la Magnani – ha un risvolto amarognolo. Risate di Gioia non farà eccezione. Io non sono un critico, recito e basta. Ma devo riconosere, in piena sincerità, che questo film mi piace. Sento molto il personaggio affidatomi e la pietà che lo circonda».

Le domande piovono fitte. Qualcuno chiede se questa è la prima volta che la Magnani recita con una parrucca bionda. «No, sono stata bionda in teatro, per la messa in scena della Foresta pietrificata di Sherwood (Lamberto Picasso interpretava la parte del gangster) e in Anna Christie di O’Neill. Altri tempi!»

«E la rivista? Tornerà al teatro leggero?»

«Ogni anno mi riprometo di tornare sl palcoscenico, ma poi sono costretta a rinunciarvi».

«Sarebbe disposta a riunirsi in compagnia con Totò?»

Anna Magnani e Totò Risate di GioiaIl principe De Curtis si scuote. L’humor non gli manca, ma la vista, purtroppo, non lo assiste. Totò è un grande attore e continua a recitare anche con noi il ruolo di un Totò al quale gli occhi non abbiano giocato un brutto tiro.

«Se Anna allestisse uno spettacolo e mi chiamasse, io accorrerei». «Sei troppo modesto – esclama la Magnani – La verità è che il teatro stanca enon ci va più di lavorare!»

Affiorano i ricordi, si rincorrono i titoli delle riviste rappresentate durante la guerra e nel periodo successivo alla Liberazione.

«I fascisti – rammenta Anna Magnani – ci proibirono di pronunciare la parola “libertà”, che era scappata dalla penna di Michele Galdieri – Ricevemmo una diffida ufficiale – aggiunge Totò – Erano anni difficili quelli».

«Anche adesso ne succedono di cose strane», commenta la Magnani, e accenna con vivacità al più sensazionale avvenimento di cronaca registrato negli ultimi mesi: il “caso Tandoj“.

Scuola e talento

Totò non ha opinioni in proposito. Gli oculisti gli hanno consigliato di non affaticarsi con la lettura dei giornali. «Non ho neppure letto il copione di Risate di Gioia – confessa – ma Monicelli mi ha raccontato, per filo e per segno, il film. Sono contento di lavorare con lui. Mario è molto bravo».

«La regia non la tenta?», chiediamo al principe De Curtis.

«Per carità – replica Totò – Vedete: il regista, di notte, deve studiare. Io invece, durante la notte, preferisco dormire». Si ride, in un clima familiare.

Ben Gazzara si trova a suo agio, non si lascia sfuggire una battuta. Cresciuto a New York e figlio di siciliani, Ben si esprime in un italiano impastato di cadenze partenopee.

Allievo dell’Actor’s Studio, ha calcato le scene a Broadway, dove il suo nome ha figurato nella Gatta sul tetto che scotta e Un cappello pieno di pioggia. Sullo schermo ha interpretato un film insolito, Un uomo sbagliato, e Anatomia di un omicidio.

Naturalmente, Gazzara è lieto di lavorare in Italia e ha già ricevuto varie offerte per altri film, che saranno realizzati a Roma. «Non ho ancora preso una decisione – precisa Ben – . A Hollywood mi attendono altri progetti».

«Lei crede – gli domandiamo – che, a lungo andare, New York diventerà, in quanto centro di una produzione libera, una pericolosa concorrente di Hollywood?».

«Non lo penso. Hollywood è molto forte. La stessa TV passa sotto i suoi ponti. Il cinema costituisce ormai solo un aspetto dell’industria hollywoodiana».

«Il suo giudizio sull’Actor’s Studio qual’è?».

«L’Actor’s Studio è una scuola di perfezionamento professionale: serve a risolvere i problemi di qualche attore in difficoltà. Ma il talento non lo s’insegna, questo è certo!».

«Non ritiene che gli allievi dell’Actor’s Studio rechino tutti una specie di marchio interpretativo facilmente riconoscibile?»

«Non mi pare. Vi sono stati attori, come Dean, Brando e Newman, i quali hanno imposto un determinato tipo, che l’America aspettava. Ora però i gusti del pubblico sono mutati e sorgono nuovi attori svincolati dai modelli precedenti».

M. Argentieri

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